Nel precedente articolo del 4 giugno abbiamo esaminato i capisaldi portanti del piano di intervento che il governo del cambiamento intende sviluppare in materia fiscale. In questo nuovo contributo analizziamo i livelli di coerenza o, quanto meno, di compatibilità, tra il programma sottoscritto e le proposte formulate in campagna elettorale da Lega e Movimento 5 stelle, con specifico riferimento a Flat tax e “Pace fiscale”.
La Flat Tax
La posizione della Lega – La flat tax è stato uno dei cavalli di battaglia della Lega che, nel suo programma elettorale, ne ha dato una descrizione assai più dettagliata di quella oggi riscontrabile nel contratto per il governo sottoscritto dalle due forze politiche e in parte anche diversa. In particolare, nel programma della Lega si ipotizzava l’introduzione di un’unica aliquota fiscale coerente con la necessità di portare ristoro tributario alla maggior parte dei contribuenti a partire dai ceti meno abbienti, asseritamente rispettando le esigenze di finanza pubblica previste dalla Legge. L’aliquota più congeniale a tale scopo era individuata nel 15%, applicabile al reddito famigliare, accompagnata da una no tax area fino a 7.000 euro, da una clausola di salvaguardia per tutti i redditi famigliari fino a 15.000 euro (intesa a garantire la facoltà di continuare ad essere assoggettati al regime di imposta vigente nel caso il nuovo non fosse migliorativo) e caratterizzata da due soli scaglioni per l’ottenimento di una deduzione fissa di 3.000 euro: il primo, formato da tutti i redditi famigliari fino a 35.000 euro, entro il quale ad ogni componente il nucleo famigliare spetterebbe la deduzione; il secondo da 35.000 a 50.000 euro con una deduzione fissa solo per i famigliari a carico. Molte ulteriori informazioni si trovano ancora ora sul sito www.tassaunica.it. Una spiegazione dettagliata del funzionamento, degli impatti a bilancio dello stato e delle relative coperture della flat tax si trova in video qui. Il programma della Lega prevedeva, inoltre, l’abolizione di tutti gli obblighi di mantenimento della documentazione fiscale ai fini dell’ottenimento di detrazioni, deduzioni e bonus a vario titolo.
La posizione del Movimento 5 stelle – A fronte di tale chiara posizione della Lega, stava un messaggio assai più blando e generico del Movimento 5 stelle, il quale, nel proprio programma, si impegnava ad una riduzione della pressione fiscale sul reddito delle persone fisiche attraverso la revisione degli scaglioni IRPEF privilegiando, nell’ottica di redistribuzione della ricchezza, le fasce di contribuenti medio-basse, i nuclei familiari monoreddito e con più componenti e le diversità territoriali del Paese.
Il contratto di governo – Rispetto dunque alla originale proposta della Lega, il contratto di governo presenta significative differenze, soprattutto con riferimento alla scelta di abbandonare l’originaria scelta dell’aliquota unica al 15% e di ipotizzarne due (15% e 20%) cui si aggiunge la no tax area, già prevista dall’iniziale programma della Lega. L’introduzione della doppia aliquota comporta poi anche la rimodulazione delle deduzioni. Allo stato pare estremamente difficile verificare gli effetti complessivi della riforma ipotizzata in particolare sui redditi medio bassi: il radicale sfoltimento delle deduzioni/detrazioni ad oggi contemplate dalla normativa in materia di imposizione sul reddito delle persone fisiche rischia di generare effetti paradossali o bruschi salti dei livelli di imposizione ed è dunque verosimile che, prima del varo definitivo dei provvedimenti di legge attuativi del programma, servirà procedere a numerosi simulazioni (i big data!) e probabilmente anche introdurre affinamenti orientati a smussare le spigolosità del nuovo sistema di tassazione.
La Pace fiscale
La posizione della Lega – Anche la “pace fiscale”, così come la flat tax, è chiaramente un istituto la cui paternità può essere pacificamente attribuita in modo esclusivo alla Lega. L’analisi delle debenze complessive dei contribuenti italiani nei confronti del fisco viene fotografata nel programma della Lega in questo modo: “Equitalia ha accumulato crediti per 1058 miliardi di euro verso quasi 21 milioni di contribuenti. 138 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate. E per altri 28 miliardi di euro “la riscossione è sospesa per forme di autotutela”. 314 miliardi sono richiesti a soggetti nullatenenti. Il risultato, se si vuole escludere totalmente i cosiddetti nullatenenti, è che restano 650 miliardi di euro che potrebbero essere riscossi a condizione che le modalità siano effettivamente percorribili”. La “pace fiscale” proposta dalla Lega consiste nella facoltà, offerta ai contribuenti in difficoltà, di chiudere i propri sospesi nei confronti dell’erario, pagando somme corrispondenti ad un importo variabile da un minimo del 6% ad un massimo del 25% del proprio debito, a seconda del livello di difficoltà oggettivamente riscontrabile in capo a ciascuno dei destinatari del provvedimento, da individuarsi esclusivamente in “coloro che a causa della pesante recessione economica non hanno potuto pagare in tutto o in parte le imposte fino ad un tetto massimo di 200.000 euro comprensivo di sanzioni, interessi e more” e con esclusione espressa dei “grandi contribuenti”.
Dal provvedimento in tema di “pace fiscale”, la Lega ipotizza di poter portare nella casse dello Stato un extra-gettito di 60 miliardi nel corso di 2 anni.
La posizione del Movimento 5 stelle – Nulla si rinviene invece in tema di “pace fiscale” nel programma del Movimento 5 stelle.
Il contratto di governo – Il contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 stelle presenta oggi una definizione assai più sfumata dell’istituto: sono in particolare scomparse le aliquote minima e massima ipotizzate ed anche il tetto di 200.000 euro di debiti soggetto a “saldo e stralcio” è stato rimosso. Di fatto, secondo quanto riportato da notizie stampa (vedi “Pace fiscale, no tax area e bonus: si complicano i conti della “dual tax” di Mobili-Trovati sul Sole 24 ore dell’8 giugno 2018), pare comunque che si continui a lavorare sull’ipotesi originariamente formulata dalla Lega. La “pace fiscale” costituisce, nel quadro complessivo della riforma delineata dal programma di governo, una sorta di precondizione, ad essa attribuendosi di fatto la possibilità di recuperare un’importante quota di quel gettito che, inevitabilmente, la prima fase di attuazione della flat tax farebbe venire meno. Tuttavia, i conti elaborati dalla Ragioneria dello Stato (vedi ancora l’articolo stampa sopra citato) sembra ipotizzino possibilità realistiche di incassi assai meno cospicui di quelli stimati dalla Lega (3/5 miliardi a fronte dei 60 miliardi indicati nel programma della Lega), circostanza che, se confermata, metterebbe a serio rischio l’intera realizzazione del programma. Pesa in particolare, sul successo dell’operazione “pace fiscale”, la massiccia adesione alla rottamazione delle cartelle appena conclusasi e che dunque avrebbe già significativamente ridotto la massa dei debiti “sanabili” mediante il ricorso al nuovo istituto. A tale specifico proposito, tuttavia, occorre considerare che gli effetti della rottamazione sono ancora in parte da venire e dunque forse, l’extragettito derivante complessivamente dal complesso dei provvedimenti di estinzione delle pendenze col fisco potrebbe essere più sostanzioso (anche se comunque ancora lontano dai dati stimati dalla Lega).