
Richiesto di fornire delucidazioni sulle coperture necessarie a sviluppare l’ambizioso progetto della Flat tax, il ministro Giovanni Tria ha detto chiaramente che è presto per definire, anche solo in via di stima prospettica, misure e numeri della “pace fiscale”, il cui gettito è destinato a supportare finanziariamente il varo della riforma. Apparentemente (almeno assumendo come fedelmente riprodotta la risposta alla seconda domanda sopra riportata nell’immagine) il ministro avrebbe lasciato intendere che, prima di delineare un ordine di grandezza dei possibili incassi, occorre quanto meno abbozzare la norma (o le norme) di riferimento, procedimento che può suonare un po’ insolito, considerato che la finalità della ipotizzata pace col fisco è dichiaratamente quella di mettere combustibile nel serbatoio della Flat tax ed è dunque ragionevole ipotizzare che le simulazioni e le stime degli incassi precedano (e non seguano) la scrittura delle norme. Pare, invero, che la prima parte della risposta (“Sulla pace fiscale dobbiamo fare i conti e simulare ciò che è possibile ottenere”), dia un quadro più attendibile di come il governo si muoverà su questo delicato terreno, reso particolarmente insidioso dalla necessità di raccordare, senza introdurre sperequazioni, la nuova “pace fiscale” con la rottamazione appena conclusa.
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