Mentre ancora nulla di concreto è stato fatto in merito all’annunciata Pace fiscale, uno studio dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (scaricabile qui), mette in guardia da facili ottimismi.
Stando a quanto rendicontato dal Direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, alla Commissione Finanze e Tesoro in data 9 febbraio 2016, il magazzino netto residuo delle posizioni lavorabili (per le quali cioè si può concretamente tentare attività di recupero) relativo alle tasse e agli altri pagamenti non riscossi nel periodo 2000-2015 è pari a 51,1 miliardi di euro, cui potrebbero ancora sommarsi le somme escluse dal computo (ma considerate dal FMI) perché relative a contribuenti in difficoltà (33,8 miliardi). Si potrebbe dunque arrivare a circa 85 miliardi.
Dati più aggiornati di quelli considerati nel programma della Lega – ipotizza lo studio – suggeriscono però che quanto potenzialmente incassabile si sia medio tempore ridotto, in particolare per effetto delle recenti misure di rottamazione delle cartelle esattoriali che prevedono il saldo del debito fiscale con l’eliminazione degli interessi di mora e delle sanzioni ed i cui conti definitivi si faranno solo in autunno, quando scadranno le rate dovute dai contribuenti che vi hanno aderito.
Dati tali numeri, e considerate le aliquote ipotizzate per il “saldo e stralcio” delle posizioni aperte ammissibili alla pace fiscale (6%, 10% e 25% a seconda dello stato di difficoltà in cui versa il contribuente), il previsto incasso di 60 miliardi in due anni sarebbe oggettivamente fuori portata.
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